Home Curiosità Forno solare: ecco come costruirlo con materiali di riciclo

Forno solare: ecco come costruirlo con materiali di riciclo

forno solare pronto

forno solare prontoSi possono addirittura costruire con materiali poveri e facilmente recuperabili e potrebbe essere una vera e propria soluzione all’emergenza della cottura del cibo che in Africa è ancora causa di decessi, anche per via dell’aspirazione del fumo prodotto dai forni che funzionano a carbone/legna.

Stiamo parlando del forno solare che abbiamo fisicamente costruito a Milano durante un workshop organizzato da Ingegneri senza frontiere (Isf) e RigeneriAmo Officina di Quartiere in collaborazione con la cattedra Unesco Energy for Sustainable Development del Politecnico di Milano.

Per metterlo a punto abbiamo usato cartone recuperato; squadre e righelli; carta lucida argentata e nastro adesivo oltre a neppure un metro di fil di ferro. Tutto qui. Nel dettaglio abbiamo seguito le indicazioni elaborate da Celestino Ruivo professore di ingegneria presso l’Università di Algarve, che ha sperimentare diverse forme e materiali per ottimizzare e migliorare il forno.

Il risultato è una sorta di scatola aperta ai lati, estremamente trasportabile e quindi da posizionare a Sud in maniera che i raggi si concentrino il più possibile al centro del forno solare dove una pentola dalle pareti oscurate e se possibile inserita in una sorta di bolla di vetro (il laboratorio l’aveva costruito recuperando due oblo di lavatrici) cuocerà il cibo. Il forno può raggiungere i 50 Watt il che ovviamente dipende dalla latitudine.

Ma da dove nasce l’impegno degli Isf nel campo dei forni solari? Lo abbiamo chiesto al portavoce milanese Tomaso Amati che assieme a un paio di colleghi ha tenuto il workshop.

“L’interesse di Isf-Mi per il forno solare è nato quest’anno per una serie di coincidenze. Da tempo infatti lavoriamo su tecnologie che rispondano alle necessità del contesto locale unendo i criteri di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Il concetto di tecnologia appropriata implica che una tecnologia deve essere non solamente utile allo scopo che ci prefiggiamo di raggiungere, ma anche economica e riproducibile facilmente. Quando abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Celestino Ruivo per presentarci il forno che aveva ideato, ci siamo resi immediatamente conto che si trattasse una tecnologia che risponde a questi criteri. Da qui è nata poi anche la necessità da parte nostra di vedere quali altre tipologie di forni solari potessero essere fattibili o meno. Quindi abbiamo iniziato una ricerca delle diverse soluzioni proposte e una valutazione comparativa delle stesse”.

Nei laboratori del Politecnico il forno solare di Riuvo è attentamente studiato con l’obiettivo di migliorarlo.

Amati infatti continua: “Il forno che presentiamo ai nostri workshop è pensato per essere efficiente su una taglia di pentola piuttosto ridotta. In contesti rurali, generalmente, le pentole invece sono di grandi dimensioni. Questo rappresenta un limite per l’attuale forno, per cui stiamo cercando di capire come modificarlo per funzionare con pentole di maggiori dimensioni. Un altro aspetto interessante sarebbe capire quale tipologia di forno possa essere migliorata per offrire anche la possibilità di essiccare il cibo, oltre che cuocerlo”.

Intanto, sta partendo un progetto degli Isf di Milano in India “ma in futuro pensiamo che il forno solare possa essere replicabile anche in diversi contesti di paesi dell’Africa dove” racconta ancora Amati “siamo in contatto con partner locali”.

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